La partecipazione femminile è il cuore dell’innovazione

1 commento

La naturale predisposizione al dialogo, alla condivisione e alla mediazione, la capacità di gestire network di relazioni e collaborazioni positive sono le doti tipicamente femminili su cui si fonda il valore aggiunto che le donne possono apportare allo sviluppo economico e culturale della società.

Ma un recente articolo sul New York Times sembra mettere in luce una realtà molto più complessa e sfaccettata anche in contesti estremamente liberi e collaborativi.

Secondo una ricerca di Wikimedia Foundation, (organizzazione internazionale no-profit benefica che favorisce la creazione e la distribuzione di contenuti liberi attraverso piattaforme wiki) Wikipedia soffre di una scarsissima collaborazione da parte delle donne, la cui percentuale si avvicina al 13 per cento.

La direttrice esecutiva di Wikimedia, Sue Gardner, si è proposta l’obiettivo di far aumentare questa percentuale fino al 25 per cento entro il 2015.

Le motivazioni di questo scarto, secondo la Gardner, sono il risultato degli stessi fattori che determinano una modesta presenza femminile nell’ambiente STEM (Science, Technology, Engineering, Mathematics) e aggiunge che le donne non hanno lo stesso tempo libero degli uomini da dedicare a progetti come Wikipedia e preferiscono condividere il loro tempo in gruppi off line piuttosto che on line.

OpEd Project, un’ organizzazione no-profit di New York che monitora le disuguaglianze di genere, giudica tale percentuale praticamente in linea con la consueta partecipazione di uomini e donne alle discussioni politiche, che si attesta in un rapporto di 85 a 15!
In altre parole molte donne temono di condividere pubblicamente le proprie opinioni perché “Quando si è una voce di minoranza si inizia a dubitare delle proprie competenze”.

Ma ancora più gravi, a mio avviso, sono le opinioni di altre studiose come Justine Cassel, direttrice del Centro di ricerca su Tecnologia e Comportamento Sociale della Northwestern University, secondo la quale le ragazze temono che la Computer Science possa raffigurarle con immagini poco glam come quelle di nerd o geek.

Certamente le disparità delle condizioni di partenza, condizionate dai luoghi comuni sul binomio donne e informatica, determinano pesantemente le scelte delle donne che spesso, come afferma Jane Margolis, co-autrice del libro “Unlocking the Clubhouse: Women in Computing“, si dedicano a studi tecnico-scientifici solo se già provengono da famiglie in cui vi sono informatici e/o scienziati, ritrovando perciò in tale ambito una sorta di “aria di famiglia” che dà loro sicurezza.

Tutte queste opinioni delineano un problema generale molto più ampio relativo alla percezione della donna non solo da parte degli uomini, ma anche da parte delle stesse donne.

Soprattutto in Paesi come l’Italia in cui tali problematiche determinano pesanti conseguenze a livello sociale, politico ed economico e minano il processo di innovazione nel quale il nostro Paese non riesce ancora ad avere un ruolo predominante.

Come ha affermato recentemente l’economista Irene Tinagli all’incontro “Rifare l’Italia” del 2 febbraio 2011 alla Camera dei Deputati, creare le condizioni per l’innovazione in una società in cui si possa innestare un’economia moderna vuol dire, innanzitutto, progettare interventi socio culturali che possano abbattere le barriere dell’immobilità e determinare così la qualità dei progetti innovativi.

Questo ad oggi non accade.

In Italia le donne percorrono quotidianamente una strada ricca di insidie e non hanno i mezzi per mettersi in gioco, intraprendere un percorso professionale solido e gratificante e accedere alle posizioni di potere per dare concretezza alla Womenomics.
Womenomics è una teoria esplicitata nel libro di successo di due giornaliste americane, Claire Shipman e Katty Kay, che riporta la connessione tra lavoro femminile e crescita economica. Il lavoro delle donne è uno dei più importanti motori di sviluppo mondiale che può dare un impulso notevole agli indicatori di crescita economici di un paese e all’attuazione delle politiche dell’ innovazione.

Ma il tasso di occupazione femminile in Italia, come più volte ribadito, è tra i più bassi d’Europa. L’assunzione di cariche di potere, poi, raggiunge imbarazzanti picchi negativi, come racconta la 22° edizione del “Premio Marisa Bellisario” (per le donne che si sono distinte nella professione, nel management, nella scienza, nell’economia e nel sociale), che ha presentato una ricerca effettuata da Gea dal titolo “Donne: motore per lo sviluppo e la competitività”.
Il 56% del campione di 1.800 medie e grandi aziende italiane conferma che nella propria azienda non ci sono politiche del personale a sostegno delle donne e solo il 6,9% delle donne risulta essere ai posti di comando.

Se andiamo a vedere la rappresentanza politica femminile i numeri sono ancora più sconfortanti.

Sono passati 65 anni da quando Tina Anselmi affermava che il voto alle donne sarebbe stato l’inizio di una nuova forma di partecipazione alla vita sociale e politica del paese. In tutti questi anni e già da tempo prima, tante donne nel silenzio e nell’ombra, con il loro lavoro quotidiano, hanno conquistato diritti civili e apportato concretamente modernità ed evoluzione sociale e culturale all’avanguardia.
Basti ricordare, proprio in tempi di celebrazioni dell’Unità d’Italia, le tante donne patriote che dedicarono la loro vita all’unificazione del nostro Paese.

Oggi non dovrebbe essere più il tempo delle conquiste dei diritti sociali, ma, al contrario, essi dovrebbero essere percepiti come un dato di fatto naturale e intrinseco a una società civile e moderna che viaggia verso l’innovazione.
Ma questo viaggio potrà compiersi solo quando le donne, protagoniste accanto agli uomini nelle posizioni di potere, potranno rispondere all’urgenza sempre più forte di cambiamento che la società chiede a gran voce.

Paola Santoro

Condividi questo articolo!

Categoria: Articoli

Tags: , , , , , , , , , , , , , , ,

 

 

1 commento

  • Pingback: #GGDCampania2: Donne, partecipazione e collaborazione | Wonderpaolastra

  • Lascia un Commento

    L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>