
Come vi avevamo già raccontato, venerdì 18 febbraio si è tenuta, con il supporto di Impresa Semplice di Telecom Italia, la GGD Roma #7 sul tema dell’Open Source al femminile.
Speaker d’eccezione (che avrete modo di conoscere attraverso le interviste che verranno pubblicate ogni settimana su questo blog) ci hanno accompagnato lungo lo sfaccettato universo del software libero.
Tuttavia, anche in questo contesto, dove le differenze sono più che mai un valore aggiunto, le donne sono in netta minoranza.
Che si parli di Software libero o di Open Source (la cui differenza è perfettamente spiegata in questa voce di Wikipedia), nell’ambiente FLOSS (Free/Libre and Open Source Software) si sviluppano programmi che possono avere degli importanti riflessi sulle aziende in termini di libertà, flessibilità e indipendenza. I software open favoriscono infatti lo sviluppo di moderni modelli di business che prevedono organizzazioni decentrate, orizzontali e aperte, luogo ideale per la realizzazione di dinamiche sociali che superino i conflitti di genere.
Nonostante si faccia portavoce proprio di tali modelli imprenditoriali lo stesso Floss continua a rimanere un ambiente prevalentemente maschile, come conferma il rapporto del FLOSSPOLS “Gender: Integrated Report of Findings”.
Quali possono essere le cause?
Il numero di donne con conoscenze informatiche è oggettivamente inferiore e questo è il risultato di un sistema socio-culturale che da sempre direziona le donne verso studi umanistici.
E’ consuetudine dire che “le donne non sono interessate al computer” e la consuetudine, si sa, porta con sé spesso il peso degli stereotipi e dei luoghi comuni, rendendo credibile e socialmente accettata un’opinione che non ha alcun fondamento scientifico.
Sin dall’infanzia i videogiochi vengono pensati per fruitori maschili e anche la pubblicità racconta di prodotti per uomini in cui i protagonisti sono sempre uomini. La cattiva comunicazione amplifica quindi la riproposizione degli stereotipi.
A questo si aggiungono anche ricerche basate su studi di genere per differenza piuttosto che per comunione/uguaglianza, che continuano a escludere che un approccio scientifico possa appartenere alle attitudini femminili.
Inoltre, più di ogni altra disciplina, la computer science necessita di momenti formativi di condivisione attraverso community e newsgroup. Ma spesso proprio in questi spazi si verificano legami di solidarietà esclusivamente maschili.
La scrittura di codici, poi, richiede tempo e impegno, e il tempo extralavorativo da dedicare al FLOSS è molto più gestibile per gli uomini, sui quali non gravano le incombenze dell’organizzazione familiare.
Il FLOSS, quindi, è sì un modello estremamente aperto, ma all’interno dei propri confini, dove l’essere minoranza causa alle donne un’ingiustificata ricerca di approvazione da parte degli uomini, che, sommata ai problemi di autostima, determina blocchi all’iniziativa individuale.
Durante l’Open World Forum, nell’ottobre 2010, Gabriele Ruffatti, founder di SpagoWorld, ha presentato un interessante speech dal titolo Think Tank – Open Diversity Summit – Why women matter?.
Oltre a ribadire l’importanza del valore delle donne nel FLOSS, riporta gli studi del 2005 dell’American Psychological Association che punta il dito contro i contesti socio culturali nei quali l’eccessivo clamore sulle differenze determina la maturazione e la perseveranza degli stereotipi di genere.
http://www.youtube.com/watch?v=DhLStxZ7kx0
Il nocciolo del problema, quindi, è un resistente limite culturale in cui domina la percezione delle differenze in termini di manchevolezza piuttosto che di valore aggiunto e opportunità di confronto.
Quali possono essere le soluzioni per abbattere questi pregiudizi?
L’ autorevolezza del lavoro delle donne che operano nel FLOSS e nell’IT in generale può passare anche attraverso accurate e specifiche misure di self marketing. Un’attività costante su social network, forum, wiki e piattaforme collaborative, permette infatti di promuovere tutte quelle iniziative volte a cambiare l’immagine comune dell’IT, come le community al femminile che restituiscono alle donne la possibilità di essere finalmente protagoniste nei processi di sviluppo.
In Italia il progetto Donne@softwareLibero (comunicato), ad esempio, è una mailing list, che si propone come un luogo ideale di confronto dove incoraggiare la partecipazione femminile al mondo del free software italiano.
Ad esso si affiancano il gruppo di Ubuntu Women che ha in Silvia Bindelli e Flavia Weisghizzi le sue promotrici italiane le quali sono state anche ospiti formidabili dell’evento GGD Roma #7.
Durante la serata abbiamo avuto la possibilità di ascoltare la voce di chi sta dentro queste community. Flavia e Silvia, insieme a Johanna Brewer e Valeria Silvestri, ci hanno raccontato che le iniziative di cui si fanno promotrici esprimono al meglio quanto la diversità sia percepita come una risorsa e come la molteplicità di voci sia in grado di creare legami forti che valorizzino l’individualità a favore del gruppo e contribuiscano di conseguenza all’espansione di processi innovativi.
Supportare e divulgare le azioni di questi gruppi è quindi un’occasione fondamentale per tutte le donne, geek o non geek, per restituire credibilità e importanza al proprio lavoro, per creare un dialogo con le istituzioni e apportare così un contributo importante allo sviluppo delle imprese e al mercato del lavoro.
Nella società della conoscenza la formula vincente è meno competizione e più collaborazione tra i generi.






