Eleonora Duse (1858 – 1924)

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Attrice controcorrente. Non si trucca mai, in scene e fuori scena, e sfida la superstizione: a differenza dei suoi colleghi attori non teme il viola, anzi.
Recita spesso in piedi, con le mani sui fianchi, oppure seduta con i gomiti sulle ginocchia: sicura e sfrontata per i tempi.

Quelle povere donne delle mie commedie mi sono talmente entrate nel cuore e nella testa che mentre io m’ingegno di farle capire alla meglio a quelli che m’ascoltano, quasi volessi confortarle, sono esse che adagio adagio hanno finito per confortare me.

In quanti e quali campi una donna può essere imprenditrice? Fino a dove può usare la sua creatività e le sue doti per affermarsi?
La figura di Eleonora Duse è emblematica di questa convergenza tra creatività e spirito imprenditoriale: simbolo del teatro moderno e attrice teatrale di riferimento tra fine 1800 e inizi 1900.
Nasce nel 1858 a Vigevano e fin da subito il teatro segnerà la sua esistenza:sua madre, una giovane attrice girovaga, la mette al mondo in una stanza d’albergo, per poi riprendere la sua tournée (come direbbero gli anglofoni: show must go on).
Lei nasce con l o spirito del teatro in corpo e già da bambina recita nella compagnia del padre Alessandro Vincenzo Duse e della madre Angelica Cappelletto: a soli quattro anni Eleonora è Cosetta ne I miserabili di Victor Hugo. A dodici anni è protagonista della Francesca da Rimini di Silvio Pellico e della Pia dé Tolomei di Carlo Giovanni Battista Marenco in sostituzione della madre ammalata.
La sua strada e quindi la sua carriera si possono dire già segnate: nata con un talento che porterà avanti a pieno titolo in tutto il corso della sua vita, nel 1873 ottiene il primo ruolo stabile nella compagnia paterna, nel 1875 è seconda donna nella compagnia Pezzana-Brunetti, nel 1878 è assunta come prima amorosa nella compagnia Ciotti-Belli-Blanes, nel 1881 è prima attrice e 1887 è capocomico. A soli 29 anni dunque inizia a gestire e dirigere quella che è la sua impresa.
Il pubblico e la critica (in linguaggio imprenditoriale vogliamo chiamarli “clienti”?) han confermato il suo talento e il suo essere su un palcoscenico.
Capace di cogliere gli stimoli provenienti da tutto l’universo culturale e coraggiosa nelle sue idee, Eleonora negli anni ’80 non porta in scena scritti italiani, ritenendo che in quel periodo il teatro italiano non fosse particolarmente stimolante, ma sopratutto francesi. Tratta sì temi quali i valori della borghesia del tempo, argomenti cari al suo pubblico, ma riadatta i testi per mettere in crisi questi stessi valori e far trasparire il suo pensiero. L’obiettivo della critica è una società perbenista, dedita unicamente al profitto, che non si rispecchia più nei valori umani e nei rapporti interpersonali. In questa società la personalità femminile è alienata, relegata dalle macchinazioni maschili a un ruolo che non le compete.
E’ il 1909 ed Eleonora abbandona il teatro. Nel 1916 la vediamo recitare nel suo primo e unico film, Cenere, diretto ed interpretato da Febo Mari e tratto dall’omonimo romanzo di Grazie Deledda.

Dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna: non è solamente un detto, la vita di Eleonora Duse ci insegna che in questo caso è realtà. Infatti nel corso degli anni 90 conosce, frequenta, ama Gabriele d’Annunzio, relazione che regalerà al poeta una certa fama: Eleonora, attrice già affermata in Europa e America, sale sul palco interpretando i drammi del Vate, contribuendo non poco a farlo conoscere dalla critica italiana ed estera.
Come ci si sarebbe aspettato, considerato le personalità in campo, la relazione diventerà burrascosa per poi terminare inesorabilmente. Il fuoco è il romanzo che d’Annunzio scrive ispirato da questa esperienza “scottante”; a seguito le critiche degli ammiratori fedeli ad Eleonora.
La Divina nasce e muore nel teatro: ritornata sulle scene nel 1921, nel corso di una tournée negli Stati Uniti si ammala di polmonite fino a spegnersi a Pittsburgh.

Eleonora Duse ha contribuito non poco alla cultura Italiana. A testimonianza del suo enorme impegno nel 1986 si istituisce un premio che porta il suo nome destinato, unico in Italia, ad attrici che si distinguono per bravura durante la stagione teatrale.

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Categoria: Story

 

 

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